La Johnson Valley ed Hammertown (California)

E’ mercoledì 9 febbraio, siamo a metà della nostra permanenza negli States ed è ormai ora di raggiungere il luogo della gara. Lungo gli ultimi chilometri di strada che ci portano verso la Johnson Valley, il paesaggio cambia decisamente e ci troviamo immersi in una nuova dimensione fatta di immensi spazi desolati dal paesaggio incredibilmente unico e dove, raramente, incontriamo delle abitazioni.

Una di queste in particolare ci attrae e decidiamo di fermarci; il giardino è un grande museo all’aperto dove sono parcheggiati alcuni esemplari di auto che hanno fatto parte della storia americana come la Chevrolet Chevelle che abbiamo fotografato mentre l’anziano proprietario ci parlava dei suoi veicoli. Riprendiamo la nostra strada e pochi chilometri più tardi un cartello ci avvisa di essere arrivati nella Johnson Valley.

Siamo nel sud della California e precisamente nell’area del Little San Bernardino Mountain nel deserto del Mojave, dove vive una piccola comunità di appena 440 persone dispersa tra questi enormi spazi che sono tra l’altro il regno californiano per eccellenza delle attività motoristiche. Subito dopo, un cartello ci indica una strada sterrata che ci conduce alle porte di Hammertown: la città che ogni anno sorge dal nulla per ospitare i concorrenti e gli spettatori del King of the Hammers e che a fine gara svanisce nel niente così come è apparsa.

Le vie di Hammertow, ognuna con un nome appropriato alla situazione sono un continuo brulicare di persone e fuoristrada dove ci si può perdere mentre non si sa se osservare i mezzi da competizione, i 4x4 delle varie aziende esposti per l’occasione o gli esemplari unici e particolari nati dalla fantasia dei privati; ed anche all’interno del tendone principale, non si sa dove guardare e dove fermarsi per la presenza di espositori molto interessanti.

Ormai è notte e rientriamo a casa, cioè nel camper, per riposarci perché l’indomani, giovedì 10 febbraio, sarà una giornata di duro lavoro; infatti mentre tutti i concorrenti saranno in fila per le verifiche tecniche, dobbiamo individuare alcuni 4x4 che secondo noi rappresentano il meglio o sono i più papabili alla vittoria del King of the Hammers 2011; che “san pistone” ci assista!

The race

Sono le otto di venerdì 11 febbraio; i cento concorrenti iscritti al King of the Hammers sono in fila lungo la Avenue principale di Hammertown in attesa del proprio turno per il via della gara.

L’area rarefatta e fredda del primo mattino nella Johnson Valley rallenta il risveglio delle migliaia di spettatori (circa 10000 secondo le fonti più accreditate) giunti da ogni dove per l’imperdibile occasione di assistere dal vivo alla più “brutale” delle competizioni di fuoristrada.

Siamo tutti avvolti da un odiosissima polvere, la stessa che ci ha accompagnato in tutti questi giorni e che ci ha fatto soprannominare questa vallata con il nomignolo di dusty valley, che rende ancora più effimero e surreale lo spettacolare start a coppie degli aspiranti Re! A due a due gli Ultra4 si allontanano da noi e si perdono dietro le sagome delle montagne lungo una veloce pista; abbiamo appena il tempo di sportarci nella Chocolate Thunder, una delle aree di rock crawling, ed ecco che in testa alla gara arriva il nostro amico Randy Slawson della Bomber Fabrication.

Assistiamo quasi increduli al passaggio dei concorrenti che affrontano i vari ostacoli, tra gli incitamenti da stadio del pubblico, con una facilità che ci lascia stupiti; come è possibile che un 4x4 che raggiunge i 190 kmh nel deserto sia anche così agile tra le rocce di questi canyon?

Decidiamo di portarci nel Backdoor, l’altro settore di rocce, dove sappiamo esserci un dente che metterà sicuramente alla prova questi impavidi del deserto.

Infatti, tra urla, fischi e grida di supporto, ad uno ad uno i piloti affrontano il passaggio più insidioso della giornata; molti devono avvalersi del verricello, restiamo un po’ delusi dalla poca dimestichezza con le tecniche di winching che gli equipaggi dimostrano ma, dai fischi che sentiamo comprendiamo che qui è quasi un disonore scendere per attaccare il cavo, molti tentano il passaggio di motore ma sfortunatamente si trovano capottati creando dietro di loro un interminabile ingorgo e pochi, solo i più tosti, riescono a superare l’ostacolo con la sola forza della trazione.

Qui, Shannon Cambell, già vinvitore nel 2008, si è guadagnato la vittoria con un’incredibile manovra che gli ha permesso di superare il suo diretto avversario e di fregiarsi del titolo di Re dei Martelli. Al Secondo posto troviamo Tony Pellegrino ed in terza posizione si è classificato Jason Scherer con un veicolo costruito in collaborazione con Cambell e motorizzato con un LS7.

Paolo Baraldi

  
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