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Venerdi 10 agosto 2007 finalmente ci siamo, dopo tanta preparazione partiamo per questa avventura, lasciando a malincuore l’amico Luka  a Genova che, nonostante i mesi impiegati nella preparazione a questo viaggio, ha dovuto restare in Italia, rimangono con noi l’altro Luca e Daniela.

Gli ultimi controlli  ai fuoristrada, non resta che caricare le valigie e poi via per gustarci al più presto l’emozione della partenza.

La nave , Genova/Barcellona , non era proprio delle migliori, l’impressione e’ stata subito di carretta del mare, ma dopo una fantozziana cena al self service  tutti a nanna aspettando il giorno successivo.


Sabato 11 Agosto -Risveglio con calma, dal mattino presto abbiamo preso un po’ di mare quindi siamo con piacere restati qualche ora di più a letto quasi cullati dalle onde un po’ più grosse.

L’arrivo non e’ stato dei migliori 2 ore di ritardo sulla tabella di marcia con solo un toast freddo sullo stomaco !  ma con coraggio appena sbarcati pendiamo l’ autostrada, meta Valencia sognando per cena una Paella che purtroppo non abbiamo mai mangiato vista l’ora tarda di arrivo e dopo una ricerca difficoltosa di un albergo dove dormire.

Cena tremenda ma albergo molto bello.


Domenica 12 - Sveglia traumatica alle 6.30 e subito in autovia per affrontare la tirata fino ad Algeciras 750km!!. Sosta simpatica per il pranzo in uno strano posto di ristoro fuori dalla strada, nella Sierra prima di Granada, dove ci hanno preparato due piattoni enormi di carne alla brace fatta sul caminetto  che ovviamente ci siamo sbaffati con piacere.

Ore 14.15 ascoltiamo il radio giornale che ci ha appena comunicato brutte notizie!! Sembra che una petroliera al largo di Gibilterra si sia spaccata versando in mare una marea nera di petrolio, disastro ecologico,  speriamo che questo  non precluda la nostra traversata per l’Africa!! Passiamo la notte nella pittoresca Tarifa, nota meta dei surfisti, in una bellissima “cabahanas” in legno con cena nei vicoli del paesino vecchio, a base di parilla, una specie di paella a base di pesce, giusto per toglierci la voglia rimasta dal giorno precedente.

Lunedì 13 , appena svegliati, ci aspetta una brutta sorpresa ruota anteriore destra del Toyota a terra, facciamo ricca colazione, riusciamo anche a fare un fax per la ricarica del nostro telefono satellitare e dopo aver rigonfiato alla meglio la gomma partiamo, sotto indicazione dell’albergatore, alla ricerca di un gommista.

Ci indirizza verso un centro commerciale  che purtroppo non può fare il lavoro in quanto vende solamente, allora visto che nel frattempo la gomma sembra tenere, ci avviamo verso il porto per prendere il traghetto per Tangeri.

Veniamo subito accolti da una serie di procacciatori semi abusivi di biglietti che litigano per parlarci e ci catturano letteralmente, buttandoci dentro un’agenzia che ci fa il biglietto, secondo noi più caro di almeno 20\30 euro + la mancia agli abusivi.

Finalmente saliamo, la traversata dura circa due ore, vediamo e riusciamo a fotografare sullo stretto di Gibilterra la petroliera che sta affondando proprio davanti alla rocca, annunciata il giorno prima dalla radio, la costa spagnola si allontana e si avvicina sempre di più la nostra amata Africa e aumenta l’impazienza di scendere.

Ci siamo, la nave attracca, scendiamo in garage, e la gomma del Toyota è ovviamente di nuovo a terra, velocemente la rigonfiamo con il compressore di bordo e ci avviamo alla dogana sperando di trovare un gommista nei pressi che  faccia la riparazione.

La dogana tutto sommato è stata veloce, mance di dovere, come al solito, breve sosta per i timbri e controllo dei mezzi, a Luca viene ordinato di aprire la copertura del cassone e gli beccano le scarpine ed il resto destinato ai Bambini nel Deserto, proviamo a dire al poliziotto che sono regali per un amico, ma si insospettisce e ci chiede quante saranno,

poi fa attenzione ai nostri adesivi, capisce immediatamente, fa finta di niente, piccolo consulto con i colleghi, sorride e ci fa passare.

Nel frattempo ho avuto dall’addetto alla dogana (quello della mancia!), il nominativo di un gommista, immediatamente Luca , che sembra rinato,  si rende conto di essere  in Africa e trova il posto, un negozietto che sembrava tutto tranne che un gommista, anche perché, in realtà , era anche un parrucchiere!!

Trovo un ragazzino con una tuta sporca, che corre a chiamare il capo, arriva uomo alto, pressappoco la nostra età, spiego l’accaduto e mi chiede come mai ho montato le gomme su camere anziché in tubless, quasi cazziandomi!, poi gli fornisco la valvola, manda il ragazzino a cercare un cric adeguato ed eseguono il lavoro.

Il lavoro ovviamente e’ costato più che in Italia e pagato in euro, ma il tipo tutto sommato ci e’ stato utile perché ci ha cambiato in nero anche i soldi ad un cambio tutto sommato accettabile.

Prendiamo l’autostrada in mezzo al solito casino magrebino di clacson ,carretti, taxi, camion ecc..ecc.. e scopriamo che la Polizia marocchina va matta per gli autovelox!! Avremo contato fino a Rabat almeno un dozzina di postazioni di controllo dei limiti di velocità!!

Finalmente arriviamo, quasi non ci accorgevamo che eravamo già sotto l’albergo, extra lusso, per una sera prima del deserto direi che era d’obbligo!!, tutto perfetto ma …sorpresa, sono senz’acqua!!! Causa lavori, (ecco perche’ era in offerta….)  Mi dicono almeno fino alle 18.30!!! guardiamo l’orologio sono le 20,30 mi lamento, giustamente mi fanno notare che il fuso orario e’ differente dall’Europa, me lo ero dimenticato, sto invecchiando, ma dobbiamo attendere ancora almeno due ore prima di lavarci.

L’acqua arriva, la fame aumenta doccia veloce per tutti e ci avviamo a piedi nel vicino centro per cercare un ristorante, trovato in un vicoletto vicino alla centrale Av.Mohammed, prima cena Marocchina melanzane alla marocchina e Tajine di carne, annaffiato da un ottimo vino rose’ e poi tutti a nanna.

Martedì  14 -Ci si risveglia pronti per la lunga trasferta verso il sud e ci avviamo in direzione Meknes. Sull’autostrada ci accompagnano camion stracarichi, gli immancabili velox e biciclette… si..si biciclette!!

Usciamo alla periferia di Meknes e ci dirigiamo in statale verso l’oasi di Ifrane la famosa stazione sciistica Marocchina e residenza turistica del Re, sembra davvero una piccola Svizzera d’Africa, chalet e molto verde pranziamo ovviamente a base di Tajine..

La strada ora verso ErRachidia e’ davvero lunga attraversiamo una immensa foresta di cedri enormi, popolata da simpatiche scimmiette che fanno a gara per farsi dare qualcosa da mangiare dai passanti, ci fermiamo e facciamo subito conoscenza con un venditore locale di fossili e souvenir fatiscenti, ovviamente ci rifila qualcosa, ma dopo una lunga contrattazione.

La via si presenta sempre più estesa larghe pianure con in lontananza la catena dell’Atlas che sembra aspettarci, rari i paesini, ormai tipicamente Africani, niente asfalto, carne appesa fuori dalle baracche, come ricco banchetto per le mosche!!, spazzatura e odori incredibili!!

Continuiamo verso la nostra meta attraversando le gole dello Ziz ma la stanchezza avanza i km sono ormai 400 e per queste strade sono davvero tanti, come d’incanto ci appare una costruzione molto tipica, sembra una kasbah, guardiamo meglio c’e’ scritto Auberge, fermi tutti!! Chiediamo! Il titolare Mustapha ci accoglie benissimo, le camere sono splendide in tipico stile berbero, contrattiamo il prezzo per notte e cena e ci sistemiamo.

Combinazione ci sono altri Italiani una comitiva in pulmino, e una coppia di ragazzi Fiorentini in moto con una mitica Guzzi del 71!!! La cena e’ ottima ci si raduna dopo cena sul tetto per un ultimo the e per vedere le stelle ed alcuni decidono di dormire sotto un cielo indescrivibile.

Mercoledì 15: Si parte attraversiamo le Gorge du Ziz e l’omonimo oued, il tunnel del legionario, per arrivare velocemente ad Errachidia, sosta per il rifornimento e si riparte per Boudenib per cercare l’inizio  della pista dei dinosauri.

Trovato il primo waypoint ci fermiamo a pochi km , ma già nel nulla,  per attaccare il pre-filtro del pick-up di Luca, fissare e controllare i bagagli quando improvvisamente spuntano due ragazzini che educatamente si presentano e ci chiedono se possiamo accompagnarli ad una palmeraia dove c’è un oued  per fare il bagno, …il bagno ma siamo in mezzo al deserto!!! Controlliamo, la palmeraia c’è ed è anche di strada, approfittiamo per donargli un paio di scarpine dal materiale che abbiamo caricato per Bambini nel Deserto , li carichiamo sul cassone del pick-up e partiamo, li lasciamo a circa 7km piu’ avanti su incrocio con in lontananza la palmeraia, saremmo attirati anche noi ad un bagno sotto le palme in mezzo al deserto ma siamo già in ritardo;  salutiamo e proseguiamo.

La pista continua con un susseguirsi di oued, hammade e falesie, ci sono si tratti da percorrere anche a 100km/h, sulla terra, fantastico!!, ma altri proprio trialistici e da ridotte soprattutto quando la pista si perde e bisogna trovare i punti precisi per attraversare l’oued o l’hammada di turno.

Facciamo un piccolo bivacco per il pranzo dentro un oued sabbioso e fangoso! E proseguiamo spediti visti l’estremo ritardo, passiamo una falesia splendida ed una hammada dove in lontananza si vede un posto militare e la linea di confine con l’Algeria, scendiamo troviamo le prime tende berbere ed ad una ci fermiamo conosciamo Fatima e le sue due figlie Miriam e la piccola Zhara dai bellissimi occhioni, lasciamo anche a loro le scarpine e, scopriamo poi, essere parenti dell’amico Brahim che ci sta aspettando a Hassi Labiad, ci offrono un the ma spiegando la necessità di arrivare non troppo tardi rinunciamo;  ringraziamo e proseguiamo.

Il sole cala e la strada e’ ancora lunga, incontriamo numerose postazioni militari obsolete, con i soldati che tutte le volte ci fermano e continuano a chiedere sigarette!! Andiamo spediti sulla sabbia al buio, molto pericoloso anche se la navigazione non ci ha abbandonato ma siamo stanchi e preoccupati con una gran voglia di arrivare.

Finalmente l’asfalto,  ancora pochi km e siamo a Merzouga, chiamiamo Brahim che ci verra’ incontro alle porte del villaggio di Hassi Labiad che si trova imboccando una breve pista sulla sinistra appena entrati in Merzouga, non ci troviamo e ci facciamo accompagnare da un ragazzo del villaggio, arriviamo allo Kshar in mezzo alle palme e la sabbia, poco dopo arriva Brahim, corrispondente di Bambini nel Deserto qui in Marocco e titolare dell’albergo, finalmente facciamo conoscenza di persona e ci fa sistemare nelle nostre stanze, facciamo la doccia caldissima in quanto probabilmente le cisterne sono esterne ed al sole, e ci prepariamo per la cena.

Il posto e’ splendido il nome e’ Kasbah Aiuor proprio a ridosso delle dune dell’Erg Chebbi, lo consiglio a chiunque passi di li, potrà fare tranquillamente il mio nome sono certo che verrà trattato con un occhio di riguardo, la loro ospitalità e’ leggendaria.

La cena tipica viene servita all’esterno, in un tavolino appena fuori, sulla sabbia, tutto molto buono e speziato come siamo ormai abituati da qualche giorno, comincia una lunga chiacchierata sull’operato di BnD, che ha donato un’ambulanza efficientissima proprio a Merzouga, parliamo della pista che dovremmo affrontare il giorno dopo e soprattutto delle diversità di culture, non solo con la nostra ma ci ha affascinato la grossa differenza tra quella Araba e quella Berbera.

Brahim, di etnia Berbera, è il classico uomo del deserto, giovane e dinamico ma attaccato saldamente alle sue radici, a differenza dei fratelli che vivono in Spagna, fa un gran lavoro con l’albergo e con BnD per i nomadi della zona, ci racconta che gli piacerebbe visitare l’Europa ma non viverci, dice che non lascerebbe mai il silenzio del suo deserto.

La stanchezza ed il sonno però incalza e decidiamo di dormire sulla terrazza dove ci hanno preparato delle sistemazioni per la notte per poter riposare sotto il cielo stellato che ci trasmetterà pace e serenità per la notte.

Giovedì 16 , nonostante i 50 gradi del giorno prima la notte sembra fresca, tira il vento anche se molto caldo, ma per non farsi cogliere dalle prime calure del sole appena alzato ci trasferiamo nelle nostre calde camerette.

Risveglio con calma, siamo indecisi sul da fare vista la sfacchinata del giorno precedente, e visto che c’è un forte vento che alza un mare di sabbia, non proprio tempesta ma si può prospettare a breve, in più abbiamo constatato che i tempi reali rispetto a quelli preventivati da casa non combaciano dunque necessita una modifica al programma, Brahim ci consiglia di tagliare un pezzo di percorso, giro dell’Erg Chebbi e pista verso Zagora non sono possibili farli in uno stesso giorno, allora dopo mille indecisioni decidiamo di restare un giorno in più  per rilassarci e visitare la zona non appena il caldo delle ore di punta sia calato.

Dopo un bel po’ di relax decidiamo di fare un giro nei dintorni ci avviamo verso il villaggio di Merzouga alla sua porta  come al solito ci assalgono una marea di ragazzini per portarci nei loro bazar o per qualsiasi altro volere dei turisti.

Tra gli altri spicca Soufzine un diciottenne simpatico ed educato a bordo di un improbabile vecchio ciclomotore Peugeot che ci porta da un altro improbabile benzinaio per fare rifornimento dei mezzi, chiediamo se ha il gasolio e ci dice che ne ha un barile pieno, trattiamo il prezzo e poi assolda tre o quattro bambini che fanno a gara per farci rifornimento travasando il gasolio dal barile in vecchie bottiglie di plastica da 5 litri, probabilmente ricavate da vecchi contenitori di detersivo e poi direttamente sulle nostre fuoristrada.

Nel frattempo chiacchiero con il titolare e  con la marea di gente che intanto si assiepata intorno a noi e visto che a dire di tutti merita, con Soufzine ci accordiamo per un giro nell’Erg Chebbi arrivando fino all’oasi berbera proprio sotto la grande duna, fantastico volevamo aggirare l’Erg invece lo attraversiamo proprio nel suo centro!!! Carichiamo Soufzine dietro aggrappato alla nostra cambusa, sgonfiamo i pneumatici a dovere e iniziamo a saltare tra le dune, ci aspettano circa 11 km di sabbia fuori pista bellissimo attraversarlo quasi al tramonto e camminare sulla sabbia calda, quanto mi mancava il Sahara!!! Ovviamente non e’ stato tutto rose e fiori le immancabili insabbiate ci sono state e il povero pick-up di Luca ha iniziato a riscaldare il motore più del dovuto, addirittura sciogliendo il prefiltro ciclonico montato a monte del filtro aria d’origine,  quindi abbiamo rallentato la marcia a nonostante il bellissimo tramonto abbiamo iniziato un po’ a preoccuparci. Le dune erano sempre più alte e l’oasi ancora non si vede, unica speranza e’ stata l’incontro con una carovana di dromedari con turisti a bordo che andavano proprio verso la grande duna, quindi ci siamo un po’ risollevati ed abbiamo continuato fiduciosi.

Ritornati a Merzouga la tappa dalla famiglia di Soufzine era d’obbligo anche perché non ha voluto nulla per farci da guida, dunque dovevamo accettare la visita, ci porta in un bellissimo negozio, dentro una capanna con aria condizionata!!! con dei tappeti splendidi, ci presenta il padre o lo zio, non abbiamo capito!! Ci fa vedere un po’ di cose e sui tappeti ci cadiamo, dopo una lunga spiegazione sulle varie differenze di manifattura di famiglie e di utilizzi inizia la trattativa, scrivendo le cifre su vecchio pezzo di carta, una volta accordati e’ fatta stretta di mano, vale più che una firma da queste parti.

Intanto l’ora era tarda, le ragazze sempre più arrabbiate perché in occasione di un matrimonio berbero che si svolgeva proprio ad Hassi Labiad nel pomeriggio le avevamo promesso di portarle a fare i tatuaggi all’Henne’ dalla moglie del cugino di Brahim, ovviamente hanno dovuto rinunciare, calmate le acque, cena con ottimo cous cous cucinato dalla mamma di Brahim e notte di nuovo al fresco sulla terrazza.

Vederdi 17 - Alla mattina dopo ci si sveglia presto, ancora molto vento da sud-est si prospetta una brutta giornata per il nostro programma, vuoi per la paura della tempesta, vuoi per il pick-up che ha iniziato ha fare problemi, lasciamo tutto il materiale di BnD a Brahim  per sicurezza, facciamo colazione e dopo una lunga consultazione decidiamo di dirigerci comunque verso Taouz e, se la macchina di Luca non ha problemi in breve tempo, inizieremo la pista.

Arriviamo a Taouz con ormai! il lungo asfalto fatto da poco, il vento e’ sempre piu’ forte e la sabbia nell’aria sempre piu’ intensa, il pick-up sembra stabilizzato così insensatamente ci buttiamo sulla pista per fare la grande traversata nel bel mezzo della tempesta!!! Pazzi!!

Pazzi si!, tensione, caldo, problemi, ma che esperienza ragazzi!!! Subito sembrava tutto liscio pista veloce terra battuta, solo poco visibile, poi dopo la sosta nello sperduto villaggio di Ramlia dove conosciamo Mustapha, il capo carismatico del villaggio, e l’amico militare che rappresenta l’autorità della zona, che ci invitano per un classico the e facciamo chiacchiere sull’operato di Bnd e sullo stato delle piste.

Spiego che a causa della nostra insicurezza fino all’ultimo sul fare la pista o meno abbiamo lasciato tutto il materiale per i bambini ad HassiLabiad con la promessa di avvertire Brahim, che gli avrebbe portato qualcosa spero a breve, e li vi assicuro che ne hanno veramente bisogno.

Lascio comunque qualche medicina che avevo a bordo aspirine e altro per la febbre, raccomandandomi sul loro uso sui bambini, nel frattempo arriva dalla tempesta un’altra fuoristrada una Toyota Prado con targhe governative, scendono quattro tipi, vestiti all’occidentale, pazzesco in pieno deserto, si presentano e mi spiegano che andavano in direzione di Tamergoute, prendono un the e ripartono.

Dopo i saluti di rito, ripartiamo anche noi facendoci spiegare da Moha, una guida touareg che gestisce la fatiscente locanda del villaggio, la posizione di una vicina oasi con palme e acqua nel caso avessimo avuto problemi con l’attraversamento del vicino oued Ziz.

Sicuro delle nostre fuoristrada e dei nostri apparati di navigazione ho ringraziato pensando che la mappa da lui disegnata su un foglio di quaderno sarebbe stata inutile.

Detto fatto arriviamo allo Ziz il fesh fesh e’ sempre più intenso, riusciamo a trovare una delle due uniche entrate dell’oued , grazie alle tracce fresche della Toyota delle autorità che era partita poco prima da Ramlia, ma accidenti non troviamo l’uscita, le tracce si disperdono la tempesta è sempre più intensa e i punti gps non rispecchiano più la realtà perchè il vento ha cambiato tutto!!! In più il pick-up di Luca si è messo di nuovo a scaldare eccessivamente, a causa dello sforzo eccessivo sulla sabbia e della elevata temperatura, circa 50 gradi!!, temperatura che addirittura ha messo in crisi l’aria condizionata della mia Toyota!!!! Finalmente dopo svariati andirivieni per l’oued e giri in tondo troviamo l’uscita preoccupati e stremati sul da farsi non potevamo più tornare indietro troppa strada e poco visibile, e avevamo paura a proseguire perchè l’hammada dopo lo oued era invasa da un mare di dune alte circa  5-6metri portate in questi ultimi giorni dal vento forte.

Il nervosismo si poteva toccare, proseguiamo lentamente duna per duna fermandosi ogni tanto per far raffreddare il povero Mitsubishi, continuiamo a non vedere la fine e pensiamo che forse era il caso di rifugiarsi nell’oasi!!! Si ma trovarla!?! Con un po’ di coraggio, dovendo far forza a Luca disperato per il suo pick-up mal funzionante e alle ragazze visivamente preoccupate, salgo sul tetto del Toyota con i binocoli per vedere se si riusciva a vedere qualcosa di più, in lontananza scorgo tra il giallo della sabbia una enorme macchia nera, mi torna il sorriso, ho capito che era la pietra caratteristica di questa hammada e che dunque le dune non potevano ancora durare tanto, faccio coraggio al resto del gruppo, salgo in macchina e riparto con l’obiettivo di arrivare il più velocemente possibile sul terreno duro.

Superato questa parte difficile il percorso continua con un susseguirsi di pianure indescrivibili per la loro immensità con susseguirsi di colori dal bianco del sale, al nero della pietra lavica millenaria, dal giallo della sabbia al marrone delle rocce in lontananza, ma il vento non cala e scendere dall’auto sembra di essere attaccati ad un phon acceso dalla calura.

Continuando per la nostra pista passiamo i villaggi di Tamergoute ed Oum Jourane incontriamo svariate famiglie berbere con gli immancabili splendidi bambini che in occasione di una nostra sosta ci assalgono offrendoci i loro giochi, ma purtroppo scopro una cosa triste, quando provo a fare il “Tabadul”, letteralmente in Italiano baratto, mi chiedono dei soldi, spiego un po’ in Italiano un po’ in francese e un po’ in berbero che soldi non ce ne sono e che potevano solo scambiare le loro cose con le mie, ma probabilmente i genitori gli hanno ordinato di richiedere danaro, perdendo così le loro origini, per fargli capire meglio ho dovuto fare degli scambi con banali pietre simboliche date in mano dalle ragazze per far finta che fossero le loro e cercare di riabituarli al baratto.

La morale importante per chiunque legga questi appunti e si trovasse in questa situazione è mai dare danaro ai bambini del deserto, e lasciare si sempre qualcosa al nostro passaggio cercando però di ottenere sempre qualcosa in cambio.

Proseguiamo e passiamo il colle del Tizi’n’Tafilalet in un susseguirsi di rocce nere come il petrolio in una pista quasi trialistica in mezzo a pietre fossili millenarie, senza neanche accorgersene ci rendiamo conto di essere a pochi km da Zagora acceleriamo il passo per arrivare al paese prima di sera per pernottare e dormire, increduli di essere riusciti a fare la “grande traversata” in un solo giorno ed in quelle condizioni, quando lo racconterò a Brahim non ci crederà !!

Arrivati sull’asfalto ci avvicina, con il solito motorino fatiscente un ragazzotto dalla pelle scura, ha riconosciuto i nostri mezzi e dice che ci aspettava da ieri, e’ Said il fratello del famoso Aziz, le mecanicien!!, che sapendo del nostro arrivo da Mustapha, un giovane studente che collabora con Luca Iotti di BnD, e che avevo già contattato dall’Italia prima di partire, ha organizzato insieme agli altri il benvenuto.

Pensate che addirittura preoccupati di non vederci il giorno prima, hanno fatto un escursione di circa 50km nel deserto pensando di trovarci ed essere sicuri che non avessimo avuto problemi, ed io praticamente non li avevo mai conosciuti prima !!!

Ma torniamo a noi, Said ci accompagna fino al bellissimo garage di Aziz  famoso per le sue assistenze e riparazioni veloci alle corse ed alle escursioni che passano da li, prima tra tutte la Dakar che ogni anno fa tappa proprio a Zagora, conosciamo anche Mustapha ci sediamo per un the e felici della loro conoscenza ci accompagnano ad un campeggio per passare la notte, rifiutiamo l’offerta della cena a causa della eccessiva stanchezza ma con la promessa di vedersi il giorno dopo.

Sabato 18 Agosto ci si sveglia con calma al campeggio, il caldo è già eccessivo, e sono appena le 8 del mattino, doccia, si sistemano i bagagli si puliscono un po’ i filtri dei nostri poveri 4x4 e si va al garage di Aziz per passare come promesso almeno un mezza giornata con loro, ne approfittiamo per far controllare le auto e sistemare il paraurti della mia Toyota che ha avuto un po’ troppi incontri con il terreno nel discendere le dune ed un supporto del cambio del Mitsubishi che ha pensato bene di spezzarsi e noi non ce ne eravamo neanche accorti!!

L’officina di Aziz è splendida quasi meglio delle nostre europee, e tappezzate di foto e di adesivi di piloti e manifestazioni più o meno importanti, anche Mustapha ci raggiunge e nel frattempo che si esegue le lavorazioni conosciamo un altro Mustapha che tenta di venderci i suoi preziosi suppellettili, le ragazze si informano sui tatuaggi hennè e, scoperto che la moglie li pratica, non potevamo rifiutare e ci avviamo verso il suo negozietto.

Il negozio e’ pieno di cose antiche berbere e confinate con un altro negozio di tappeti, penso sempre di un suo parente, ovviamente mentre le ragazze facevano l’hennè non ho resistito e ho trovato un tappeto berbero dalla lavorazione particolare, è stato amore a prima vista ho chiamato la Benny che anch’essa non ha potuto dire di no, è iniziata la lunga trattativa, visto il prezzo particolarmente elevato, ma il pezzo era unico, pensate fatto a mano da un''unica donna Berbera impiegando circa 4/5 mesi, è fatta troviamo l’accordo impacchettiamo e carichiamo sul Toyota, dalla felicità anche io ho approfittato per un tatuaggio, facendomi scrivere su un braccio Ischallà, se Dio vuole, ovviamente in arabo.

Torniamo al garage e ci accorgiamo che ormai era tardi per affrontare la tappa prevista, decidiamo di escludere la pista del passo Tizi’n’Tazararet, che parte dalla città di N’kob, per continuare la giornata a Zagora ed accettiamo l’invito a cena di Aziz che ci ha promesso un cous cous indimenticabile.

Così chiediamo per la sistemazione della notte ci accompagnano alla Perle du Draa uno splendido albergo con piscina, proprio a ridosso della fine della pista che abbiamo fatto il giorno prima, ottenendo un bello sconto visto che ormai siamo del posto!!!

Dopo la consueta rinfrescata sosta d’obbligo al cartello che indica la direzione verso Toumboctu in 52 giorni, di dromedario!!, andiamo al garage di Aziz dove facciamo conoscenza con un ragazzino che costruisce dei bellissimi modellini di 4x4 con il legno di palma,  addocchio un modello che e’ proprio un Toyota 100, accidenti devo averlo!! Mi dice addirittura che per la mattina dopo mi avrebbe costruito il modello esatto della mia auto, accetto con la promessa di vedersi la mattina dopo prima di partire.

Terminati gli accordi e l’ennesimo the partiamo per la cena,  a casa di Aziz insieme a Mustapha e Said, dove viviamo per una sera le vere usanze del posto.

Niente mobili, tappeti enormi e cuscini, la cena si gusta per terra su un tavolino tondo ed in un piatto unico, accompagnata dall’immancabile the alla mente fatto per l’occasione con il metodo tradizionale Berbero, il cous cous è ottimo e si chiacchiera fino a tardi di fuoristrada, dell’operato di BnD, del deserto  e soprattutto di tante differenza che hanno le nostre culture.

Arriviamo quasi a mezzanotte senza accorgersene siamo tutti ormai assonnati cosi ci riaccompagnano in albergo, e noi siamo sempre più stupiti dalla loro ospitalità, dalla loro cordialità e colpiti dai quei valori che ormai da noi non esistono più.

Domenica 19: Come scendiamo dall’albergo, troviamo ad aspettarci il ragazzino conosciuto il giorno prima, che, incredibile, ci ha portato le repliche esatte delle nostre macchine, viste il giorno precedente da Aziz, in scala ridotta, fatte a mano, con tanto di accessori e dello stesso colore!! Non potevamo non accettare. Ci dirigiamo insieme a lui verso l’officina di Aziz per un ultimo saluto e ci spiega che non ha dormito per costruirci i nostri modellini!!

Arriviamo da Aziz, ci sono tutti Mustapha incluso, un ultimo the saluti di rito e ci incamminiamo quasi un po’ malinconici di aver lasciato i nuovi amici.

La strada asfaltata continua lunga e copiosa attraversiamo la enorme palmeraia della valle del Draa che ci accompagna verde e rigogliosa per decine di km.

Arriviamo a Ouarzazate, Luca e Daniela, per motivi personali, decidono di lasciarci per proseguire la strada diretti a Marrakech.

Noi continuiamo, il tempo sembra quasi incupirsi e addirittura inizia a piovere anche se solo per alcuni tratti.

Arrivati Boulmane imbocchiamo la strada per le gorges du Dades e sorpresa scopriamo che a differenza di quanto era indicato su guide e carte, è per un bel pezzo asfaltata, poco male il panorama è bellissimo e si sale in quota in un batter d’occhio.

E qui inizia la nostra grande disavventura, finito l’asfalto iniziamo la pista del Dades che dovrebbe arrivare a Todra la pista non è lunga circa 30km ma è veramente dura, quasi trialistica, dentro il letto del fiume, in secca in questo periodo, facciamo un po’  di km, in ridotte a passo d’uomo con i massi appuntiti pronti a tagliare i  nostri pneumatici, da soli in mezzo ai monti, ma ormai l’ora e’ tarda non siamo convinti di fare il campo li e decidiamo di tornare indietro per cercare un albergo e fare la pista il giorno dopo con calma.

Invertiamo la marcia usciamo dal letto del fiume e prendiamo il lungo tratto in terra battuta in mezzo ad grande pianura, e qui il dramma!!! Una disattenzione sul prezioso Garmin che ci ha accompagnato per tutto il viaggio, perdiamo le tracce e finiamo, incredibilmente , in un acquitrino.

La Benny non fa in tempo a finire la frase “non mi sembra di aver visto quest’acqua all’andata…” che il Toyota era già bello che bloccato nel fango, neanche in Italia sarei riuscito a fare di meglio e dopo 20 anni di esperienza, una “piantata” così clamorosa non mi era mai capitata.

Fango alle portiere, decido di provare di verricello ma ahimè non ci sono alberi, provo e riprovo con l’ancora tra le rocce e addirittura sotterrandola ma niente da fare, si è piegata in due!! Quando torno ne compro una più grossa accidenti!!

Ma il buio incalza inizia la paura, non ci resta che incamminarci a piedi sperando che la strada sia vicina, torce alla mano, Gps per localizzare il mezzo e telefono satellitare in tasca, via per cercare non sappiamo ancora che tipo di aiuto.

Facciamo un po’ di strada a piedi, qualche km, in lontananza vediamo dei fari, iniziamo a correre, ma troppo tardi, però arriviamo sulla strada sterrata che penso porti a qualche villaggio vicino.

Continuiamo verso sud a piedi nel buio, dal nulla spunta un vecchio e rumoroso furgone Mercedes con circa una ventina se non di più!! di persone a bordo tra donne e bambini che urlano.

Mi piazzo in mezzo alla pista, piuttosto mi sarei fatto investire!, il conducente, un omone scuro di età non ben definita si ferma, incredulo che due “bianchi” potessero vagare nel nulla al buio e a piedi, spiego l’accaduto ma l’omone non parla bene francese, ci capiamo comunque e capisce che avevamo bisogno di aiuto, ma ha il furgone carico di famiglie festeggianti per un matrimonio Berbero nel villaggio vicino. Promette che avrebbe depositato le persone ed in una mezz’ora sarebbe tornato.

Non mi fido così chiedo se potevamo venire con lui a cercare aiuti,  accetta sorridente e ci fa salire aggrappati sul furgone dove i bambini e le ragazze, felici, dei nuovi amici, intonavano canti e urla con tamburi alla mano, cerco di spiegare invano le mie preoccupazioni e un ragazzino, che parlava Francese, mi convince a non preoccuparmi che gli aiuti sarebbero arrivati prima o poi!, “siamo berberi” mi dice “dei berberi ci si può fidare”, e addirittura convince sia me che la Benny sempre più impauriti di battere le mani ed intonare i canti con loro.

Non so con quale forza ma lo abbiamo fatto ed intanto ci avviciniamo ad un affollato villaggio dove si svolgeva il matrimonio.

Il furgone si ferma in mezzo a centinaia di persone e famiglie urlanti, fa scendere i passeggeri e ripartiamo per non so dove, speriamo bene!!

Si riferma a pochi km dicendo che andava a cercare aiuto da suo fratello, da una capanna, dopo qualche minuto, esce un’altro omone con una vanga in mano, sale dietro con noi sul furgone, vi assicuro che la paura era tanta e credo di non aver mollato per almeno mezz’ora l’affilato coltello che tenevo nascosto nei tasconi dei pantaloni.

Arriviamo alla piana il buio è immenso ci incamminiamo a piedi tutti e quattro con torce alla mano, il gps ha esitato ad allacciarsi ai satelliti e cosi non sapevo più dove era la povera Toyota, in lontananza scorgiamo qualcun altro con una piletta alla mano, ho paura!! Meno male che il buon Garmin si è messo a funzionare ed in batter d’occhio troviamo l’auto, nel frattempo si sono avvicinati i nuovi ospiti, due ragazzini, che scopriamo sono a caccia di conigli e sono del villaggio vicino, mi tranquillizzo un minimo.

Gli indigeni guardano la macchina ed iniziano scavare tutti e quattro come dei forsennati, meno male, capisco che forse veramente ci avrebbero aiutati e non ammazzati!!!

Dopo mille tentativi niente, il Toyota non si muove, sono sabbie mobili, che da un lato hanno risucchiato sempre di più la nosta povera macchina, risale lo sconforto e la paura e decidiamo che ci vuole per forza un altro mezzo per tirarlo fuori, mi dice che c’è un camion ad un villaggio a circa 5km da li, convinco l’omone ad andare a cercarlo da solo e che noi lo avremmo aspettato li insieme ai due ragazzini e al fratello, quello con la vanga, che si chiama Mohammed.

Parte con il suo fatiscente furgone e sparisce nel nulla, passa quasi un’ora che penso sia stata la più lunga della mia vita, con la macchina bloccata, in mezzo al niente con due ragazzini con un coltello in mano che parlavano qualche parola in inglese, ed un omone che parla solo berbero e qualche parola di francese che mi dice che di lavoro fa il boucher ovvero, sgozza gli animali per venderne la carne nei villaggi vicini.

Cerco di non perdere la calma li faccio parlare per smorzare il tempo, mi stupisco come la Benny abbia resistito fino ad ora che nel frattempo si era rifugiata in macchina sempre coperta da me che tenevo comunque sempre talmente stretto in mano il coltello che mi sudavano le mani.

Ad un certo punto, in mezzo alle nostre inutili e poco comprensibili conversazioni, uno dei ragazzini scatta di corsa nel buio, ha sentito qualcosa, l’altro mi fa capire che ha trovato un coniglio, in effetti dopo pochi minuti arriva con in mano un coniglio grigio enorme e urlante dal dolore per le zampe intrappolate nelle affilate taglie che avevano posizionato precedentemente, meno male che non ci abbiamo messo i piedi noi!!!, pochi secondi e con il coltello sistema la preda, la Benny è inorridita ed inizia ad avere veramente paura.

Meno male dopo ancora circa un quarto d’ora spuntano due fari nel buio, è un grosso camion Renault da cava con a bordo il fratello di Mohammed e altri due tipi più mingherlini.

Senza neanche vedere chi erano allacciamo le strop ed in pochi minuti il camion, strattonando, libera finalmente il Toyota, la gioia ritorna in noi e non vediamo l’ora di andarcene.

Ma non è così facile, innanzi tutto bisogna pagare il lavoro di tutti, che mi è costato non poco!!!  e poi bisogna affrontare l’invito dei locali che insistono affinché rimanessimo a dormire e magiare da loro visto che ormai erano le 23,30.

Rifiuto dicendo la bugia che avevamo qualcuno che ci aspettava a Tinherir e che se non ci avrebbero visto si sarebbero preoccupati, quasi si offendono e ripiego per un the, tutti insieme dall’autista del camion e dal fratello che parla bene francese.

I due fratelli ed i ragazzini rifiutano perchè comunque sarebbero poi stati lontani dal loro villaggio e dopo i saluti, come ulteriore ringraziamento, gli regalo un pò di attrezzatura tanica acqua, torce, il pallone di sollevamento ecc.

Arriviamo dal fratello del camionista che ha una locanda nel villaggio vicino, e che ci dice stava già dormendo quando sono venuti a chiedergli aiuto, anch’egli ci invita a dormire ma rifiutiamo usando la stessa scusa, ormai eravamo talmente impauriti che non vedevamo l’ora di andarcene, l’omino ci fa lavare i piedi visto che eravamo pieni di fango e come ulteriore ringraziamento anche a lui decidiamo di regalargli i nostri scarponcini e ci offre the, pane e marmellata.

Scappiamo letteralmente da quei luoghi verso una non ben definita meta, con la speranza di trovare un albergo almeno dalle sembianze europee.

Dopo tanti km arriviamo proprio sull’apice delle Gorge del Dades dove in maniera assurda hanno costruito una specie di Riad, le luci erano ancora accese, mi fermo e mi fiondo a cercare qualcuno.

Sveglio una sorta di guardiano, che chissà cosa ha pensato, ero con gli occhi sgranati e tutti i vestiti sporchi, va a chiamare il gestore, gli chiedo da dormire e mi dice che non ci sono problemi, ci fa accomodare in una splendida stanzetta con vista a strapiombo sulle gorges, piccola ma con terrazzino e bagno con doccia calda!! Ovviamente accettiamo qualsiasi possa essere stato il suo costo, rifiutiamo anche qualcosa da mangiare ci laviamo e dritti a nanna per dimenticare la disavventura.

Lunedì 20 -La mattina dopo ci si risveglia sotto un bel sole ed un panorama fantastico, facciamo colazione in terrazza, e quasi evitiamo di ricordare i brutti momenti passati la notte prima.

Saliamo dalla macchina è in uno stato pietoso, fango ovunque nell’abitacolo, attrezzatura mancante, verricello fuori uso in quanto nella foga l’ho avvolto male; due bambini li fuori, sui 7\8anni, intanto ci guardano impietositi dalle nostre facce sconfortate e d’ufficio dopo pochi secondi si presentano con una manichetta ed un secchio ed iniziano lavare la macchina.

Non ho neanche la forza di dirgli di no, per loro è un gioco e sanno che comunque qualcosa gli avrei dato, iniziamo anche noi a dare una ripulita ed una sistemata all’interno con il più piccolo dei due che saltava di qua e di la in ogni posto dove io mettevo le mani ed a tutti i costi voleva aiutarmi a pulire, caricare, aggiustare, addirittura voleva caricare da solo la valigia della Benny che era più grande di lui.

Finita la sistemazione della Toyota e pagata la ricompensa ai due piccoli lavaggisti, due cappellini ed un po’  di soldi al padre, decidiamo che continuare per piste da soli con la macchina in quelle condizioni sarebbe stato folle.

Decidiamo dunque, nostro malgrado, di escludere dal programma la visita alle gorges du Todra e la pista di Ait Benhaddou, che si erge tra le montagne, e sul quale avremmo dovuto visitare il villaggio di Immouzzer dove BnD svolge un grande compito di aiuto alle popolazioni locali.

Prendiamo dunque il lungo e tortuoso asfalto verso Marrakech, attraversando il passo di Tizi ‘N Tichka, 2260m, unica via verso il nord, con dei paesaggi mozzafiato e strada a strapiombo.

Arriviamo a sera in città e ci sistemiamo in un confortevole albergo cenando in un lussuoso ristorante tipico a base di Tajine e una meritata bottiglia di locale vino rosè cantina Sahari!

Martedì 21Agosto: la nostra vacanza ormai ha preso una svolta prettamente turistica, ma d’altronde la visita alla città di Marrakech è d’obbligo dunque assoldiamo una guida che ci possa accompagnare nella caotica Medina della città vecchia.

Lasciamo il povero e stanco Toyota in albergo e ci dirigiamo verso questo mondo a se all’interno della città moderna e dove vive la maggior parte dei residenti di Marrakech.

Qui forse è la parte più difficile da raccontare gli odori, i colori, il caos, il caldo sono davvero unici.

La medina è un insieme enorme di vicoli e vicoletti con una indescrivibile immensità di negozietti, botteghe, laboratori, ecc. divisi in vari quartieri dove ognuno ha la sua moschea, il suo hamman ed l’immancabile forno a legna dove le famiglie portano a far cuocere, sotto pagamento, la pasta del pane fatta preventivamente in casa.

Visitiamo la splendida vecchia scuola Cranica, Medersa Ben Youssef, con il suo interno in legno intarsiato e colonne di marmo di Carrara, scambiato secoli fa per un kg di zucchero contro un kg di marmo, i versetti del Corano tutti intarsiati a mano sulle colonne e sui bordi dei muri, la sua fontana per purificazione prima della preghiera, le sue innumerevoli stanzette, piccolissime una sopra l’altra, che ospitavano gli innumerevoli studenti.

Continuiamo per i negozi veri propri quartieri, uno dedicato alla lavorazione della lana e della seta ancora cotta in bracieri a legna e colorata a mano in enormi vasconi, uno dedicato ai tappeti, un altro ancora alle lavorazioni dell’argento, la parte poi della lavorazione del ferro, tutto ancora fatto a mano, lampade, rifiniture, letti tutti scaldati e ribattuti con antiche procedure, e poi ancora le pelli fatte asciugare in antichi “caravan serragli” ovvero il luogo dove gli antichi mercanti lasciavano i propri dromedari a riposare e rifocillarsi, una volta scaricati dalle loro mercanzie che proponevano nei svariati suk tra i violetti, fino ai prodotti finiti quali babbucce, borse e puf, e ancora le ceramiche, i quadri, insomma di tutto un po’.

Ovviamente non resistiamo ad acquistare le cose che ci hanno più colpito, le più originali anche sotto consiglio della nostra simpatica guida, tra gli altri un ricordo particolare alla caverna di Ali Baba, un po’  nascosta rispetto alla parte centrale della medina, dietro una bellissima porta in legno tutta intarsiata si celano tre piani di un negozio ricco di preziose antichità, argenti, lampade, appena entrati sembra veramente il tesoro di Ali Baba, ma il gestore, nonostante gli elevati prezzi vista l’originalità degli oggetti!, non è uno dei “40 ladroni”, basta che vi prepariate a lunghe e discusse trattative davanti ad un buon the berbero, si riuscirà anche a spuntare dei buoni prezzi.

L’ultima visita è nella farmacia tipica, completamente naturale, unicamente basata su antiche ricette di erboristeria,veniamo accolti da personale tutti in camice bianco e ci portano in un vano apposito per la spiegazione dei prodotti più tipici, e dove approfitto per farmi fare un ottimo massaggio alla mia povera schiena con dell’olio particolare contro la cervicale; praticamente sono disponibili tutti i medicamenti principali ricavati da erbe lavorate o mischiate, non resistiamo ed acquistiamo alcune cose che potrebbero sostituire la medicina occidentale tradizionale, come ad esempio un composto di polvere nera, praticamente da sniffare, contro raffreddore, mal di testa ecc.. praticamente un’aspirina berbera!, una altra polverina da usare come dentifricio per la cura delle gengive e per sbiancare i denti, e poi ancora il cumino che, oltre ad essere buonissimo in cucina, sembra che con un cucchiaino aggiunto ad un po’ di acqua, possa essere un ottimo rimedio contro la dissenteria.

Stremati dalla lunga giornata nella medina ci facciamo riaccompagnare in albergo dove ci riposiamo un poco e ci prepariamo per la serata, prevista nella grande e famosa piazza dai mille colori.

Prendiamo un petit taxi e per arrivare in centro nel caotico traffico di Marrakech spendiamo 2 euro!!! Quasi come quelli di Genova!!! Arriviamo nella piazza e’ immensa ma anche la marea di gente lo è, sembra che i 2 milioni e trecentomila abitanti di Marrakech siano tutti qui più ovviamente tutti i turisti, in ogni parte c’è qualche saltimbanco, venditori di souvenir, donne che praticano l’henne’ addirittura un incontro di boxe!, poi ci avviciniamo ai banchetti dove si può magiare un pò di tutto.

La Benny è  inorridita dalle condizioni igieniche e dal fatto che su alcuni banchetti si mangia davanti a teste e carni di animali pronti per essere cotti sui fatiscenti fornelli improvvisati con pericolose bombole a gas, vista la fame ci avviciniamo a quello che ci sembrava meno peggio, o meglio praticamente ci fanno sedere con la forza, ordiniamo e nonostante le condizioni igieniche non è stata poi così male la particolare “cena”.

Concludiamo con una spremuta di arancio in una delle numerose carrozze che te le preparano sul momento e ci incamminiamo stanchi della troppa gente presente sulla piazza.

Il ritorno è stato sempre in taxi, con uno di quei splendidi vecchi mercedes che solo in Marocco si vedono ancora, ma ho dovuto discutere sul prezzo della corsa, qui tutto ha una trattativa!!!

Mercoledì 22 -Il giorno dopo una ricca colazione c’è ancora tempo per almeno una foto alla grande mosche la più vecchia del Marocco, ha circa 1000anni, ma ahimè mentre vaghiamo per le vie vengo fermato da un poliziotto il quale mi contesta giustamente le cinture di sicurezza ed un mancato stop, accidenti sembra voglia farmi 500 Dirham di multa,  No anche qui!!!! inizio allora la trattativa si si! anche qui!! Raccontando tutte le nostre vicende e bluffando ho detto che stavamo facendo una missione umanitaria a tutti gli effetti, riesco cosi a convincerlo a farmi solo 200 Dirham per non so quale bene infrazione, ma probabilmente se li è messi prontamente in tasca e liberi tutti.

Lasciamo poi la città di Marrakech per dirigersi verso Essauira meta ambita dai surfisti, dove abbiamo intenzione di passare qualche giorno per relax e bagno nell’oceano.

Essauira, città della tolleranza, qui convivono varie razze e religioni, vi è addirittura una chiesa cattolica.

La cittadina è splendidamente adagiata sull’oceano ed è famosa per essere stata dimora di artisti famosi, da Orson Wells che l’aveva scelta nel lontano 1952 per ambientare il suo Othello al chitarrista Jimi Hendrix re degli hippy negli anni 70, da sempre punto nevralgico di incontro tra l’africa nera, l’Europa e le Americhe, con la sua splendida isoletta, Mogador,  sfruttata fin dai tempi dei romani per l’estrazione della porpora.

La vecchia medina è circondata dalle antiche mura con alle porte ancora i vecchi cannoni in bronzo, al suo interno si trova un pò di tutto botteghe, souvenir ecc.. ma soprattutto il pesce fresco pescato in giornata ed offerto in botteghini improvvisati per cucinarlo e gustarlo al momento.

D’obbligo la visita e il meritato riposo nella enorme spiaggia sul quale ci si può tranquillamente arrivare con il proprio 4x4, qui nessuno dice niente!! Anzi spesso si incontrano escursioni di quad, buggy che saltano sulle dune, ed ancora cavalli al galoppo o file di dromedari, noi abbiamo anche visto una mucca!!!

Così dopo una bella insolazione, ci si riposa un poco, si va sulle mura ad ammirare il tramonto, si consuma una veloce cena e ci si prepara per la tappa successiva del giorno dopo Casablanca.

Decidiamo così di fare la statale sul bordo del mare per arrivare fino alla capitale economica del Marocco, la strada è buona e spesso vediamo degli splendidi panorami sull’oceano tra incontaminate spiagge o coste a picco sull’oceano.

Ma il cammino verso la civiltà ci riserva anche le brutte sorprese, tipo cittadine anche belle come Safi, dove per altro abbiamo incontrato un caffè che si chiamava “Genova”, contorniate nella loro periferia da fabbriche o postazioni siderurgiche dalle dimensioni enormi con relative ciminiere e scarichi “aperti”!

Arriviamo sani e salvi a Casablanca, dopo anche un  bello spavento per un vecchio grosso camion Volvo che dalla corsia opposta è uscito di strada e fra un po’ non ci prende in pieno, ma la delusione è tanta.

La periferia è tremenda, sporcizia e traffico ovunque, il centro è uguale a qualsiasi altra city Europea con grattacieli, banche, negozi di lusso, siamo ben lontani dal Marocco che abbiamo visto nei giorni precedenti.

Troviamo un bel alberghetto e ci prepariamo per la cena che però non ci riserba più le specialità del paese ma una banale, seppur ottima, cena occidentale.

Giovedì 23 - La mattina dopo non ci resta che visitare la grande Moschea Hassan II, la più grande del mondo dopo La Mecca , costruzione piuttosto recente, dimostrazione esagerata di sfarzo e potere da parte del Re ed unica attrazione turistica in città.

La Moschea è enorme pensate che può ospitare al suo interno ben 25.000 fedeli, ed altri 80.000 nel suo cortile, ha un minareto alto circa 200metri che sovrasta l’intera città e parte delle sue fondamenta poggiano sul mare.

Gli interni e l’intera costruzione è stata fatta con pietre e materie prime Marocchine lavorate da ben 2500 esperti artigiani del luogo, unica eccezione per gli enormi lampadari fatti in vetro di Murano, dal peso esagerato di ben 1200Kg l’uno.

La parte interna dedicata alla preghiera è suddivisa in due parti la parte bassa per gli uomini e la parte rialzata in legno alle donne, ed ha un sistema per poter aprire il pesante tetto in legno di cedro massiccio per areggiare il locale, ovviamente tutta la struttura è rivolta in direzione della città Santa della Mecca.

Al suo interno inoltre sono presenti un enorme Hammam costruito con antiche tecniche originarie dell’Impero Romano, con le colonne rivestite in una miscela di calce, sabbia e rosso d’uovo che sembra essere infallibile sul mantenimento della temperatura interna ed un’altrettanto enorme bagno turco con una bellissima piscina sotterranea, dove io ho ben pensato di rompere inavvertitamente, uno delle centinaia di rubinetti, semi allagando il vano antecedente al bagno, con la mia mania di toccare tutto e accertarmi del funzionamento delle cose come i bambini!!!

Finita la bellissima visita, senza inimicarmi troppo la guida che non si è accorto del danno!!! Riprendiamo la  strada del ritorno imboccando l’autostrada verso Tangeri.

Arriviamo a sera nella orrenda e caotica città di confine e porta per l’Europa, ceniamo in un raro ristorante Italiano gestito da un Siciliano e dormiamo in un albergo sul mare ma veramente orrido.

Venerdi 24 -La mattina dopo siamo tristi e nervosi per l’ormai vacanza terminata e per la lunga trasferta di 2000Km che ci aspetta in Europa prima di arrivare a casa.

Fatti i biglietti per il traghetto veloce, ed entrati in porto passiamo tranquillamente la dogana Marocchina ma prima di salire sulla piccola nave di bandiera Spagnola aspettiamo ben tre ore e mezza, un eccessivo e scrupoloso controllo dei biglietti ritarda eccessivamente l’imbarco con la relativa rivolta dei passeggeri, tra cui il sottoscritto!, che urlando hanno sfondato le barriere di entrata richiedendo spiegazioni al capitano della nave.

La eccessiva attesa non si è ben capita, probabilmente dovuta da un esagerata mania di controllo dello stato Spagnolo nei confronti dei Marocchini, cosa poi anche riscontrata alla Dogana Spagnola allo sbarco ad Algeciras, coinvolgendo però anche i turisti come noi di ritorno in Europa.

La traversata non è poi stata così veloce e tra l’altro, visto anche le condizioni del mare, non è stata vissuta dal sottoscritto e da altri passeggeri, proprio in maniera serena!!!!

Il ritorno in Europa è stato poi noioso e lungo con due tappe di circa 1000Km al giorno, tre se si conta il giorno perso in dogana per la traversata in nave da Tangeri, con i pneumatici della povera Toyota allo stremo e che si sgonfiavano ogni tre per due, e con soste in Spagna dove ci rendiamo bruscamente conto dei prezzi ben diversi di carburanti, alimentari, autostrade e campeggi, rispetto a quelli Marocchini, e che nonostante la felicità del rientro a casa propria, quasi ci fa rimpiangere la vita vissuta in Africa.

Finalmente arriviamo in Italia a notte inoltrata, felici ed increduli di essere a casa dopo tanti giorni di vita vissuta in maniera e con canoni completamente diversi dai nostri.

Automaticamente la tristezza al pensiero del ritorno al lavoro e di ricominciare il tran tran quotidiano ci assale, ma la gioia di aver passato dei momenti splendidi e le emozioni provate, che solo un continente come l’Africa sa donare, ci risolleva e rincomincia la speranza di poter tornare un giorno! Isciallah!!

Giovanni & Benny

LE FOTO VERRANNO INSERITE A BREVE

 

 

Commenti  

 
0 #1 livingmarruecos 2011-09-19 09:03
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0 #2 livingmarruecos 2011-09-19 09:05
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